martedì 14 febbraio 2017

L’aspartame può impedire e non promuovere la perdita di peso

Un team del Massachusetts General Hospital (MGH) ha trovato un possibile meccanismo che spiega il motivo per cui l’uso del sostituto dello zucchero, l’aspartame, potrebbe non promuovere la perdita di peso.

imm2Nell’articolo pubblicato online in Applied Physiology, Nutrition and Metabolism, i ricercatori dimostrano come la fenilalanina, prodotto di scarto dell’aspartame, interferisce con l’azione di un enzima che previene la sindrome metabolica, un gruppo di sintomi associati con diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.

 I ricercatori hanno inoltre dimostrato che i topi trattati con aspartame hanno guadagnato più peso e sviluppato altri sintomi della sindrome metabolica, rispetto agli animali nutriti con diete simili, ma prive di aspartame.

Hanno scoperto, nel dettaglio, che l’aspartame blocca un enzima nell’intestino chiamato fosfatasi alcalina intestinale (IAP) che è in grado di prevenire l’obesità, il diabete e la sindrome metabolica. Da qui la determinazione che l’aspartame potrebbe non funzionare come sostituto dello zucchero, perchè blocca i benefici dell’enzima IAP .

La fenilalanina è nota infatti  per inibire l’azione di IAP, e il fatto che venga prodotta quando l’aspartame viene digerito, ha portato i ricercatori ad indagare se le proprietà inibitorie dell’aspartame potessero  spiegare la mancanza di perdita di peso.

In una serie di esperimenti i ricercatori hanno prima scoperto che l’attività di IAP è stata ridotta quando l’enzima è stato aggiunto ad una soluzione contenente una bibita dolcificata con aspartame, ma è rimasta invariata se aggiunto ad una soluzione con una bevanda dolcificata con zucchero. IAP è prodotto principalmente nell’intestino tenue, e i ricercatori hanno scoperto che iniettando una soluzione di aspartame in segmenti del piccolo intestino dei topi si è ridotta significativamente l’attività dell’enzima. Al contrario, l’attività di IAP è rimasta invariata in segmenti intestinali iniettati con una soluzione salina.

Per rappresentare meglio gli effetti del consumo di bevande o di altri prodotti contenenti aspartame, i ricercatori hanno seguito quattro gruppi di topi per 18 settimane. Due gruppi sono stati alimentati con una dieta normale, uno con acqua potabile contenente aspartame, l’altro con semplice acqua. Gli altri due gruppi sono stati alimentati con una dieta ricca di grassi o con acqua contenente aspartame.

Alla fine del periodo di studio, mentre vi era poca differenza tra i pesi dei due gruppi di topi alimentati con una dieta normale, i topi alimentati con una dieta ad alta percentuale di grassi che hanno assunto anche aspartame, hanno guadagnato più peso rispetto a quelli alimentati con la stessa dieta, ma che hanno ricevuto solo acqua semplice. In entrambi i gruppi, i topi che avevano ricevuto l’aspartame avevano più alti livelli di zucchero nel sangue rispetto a quelli alimentati con la stessa dieta, ma senza aspartame, che indica un’intolleranza al glucosio. Entrambi i gruppi che avevano ricevuto l’aspartame, avevano livelli più elevati della proteina infiammatoria TNF-alfa nel sangue, il che suggerisce lo sviluppo di infiammazione sistemica associata alla sindrome metabolica.

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